Di Noia: “Serve più cultura dell’olio”

Di Noia: “Serve più cultura dell’olio, come per il vino e impariamo a guardare l’etichetta” 

Nicola Di Noia

L’agronomo e “assaggiatore” è il responsabile del settore in Coldiretti: “Si deve annusare, prima di tutto. Deve avere un profumo verde, vegetale, che sappia di fresco. Il sapore deve essere amaro e allo stesso tempo piccante. Vuol dire che è ricco di anti ossidanti”

NICOLA Di Noia, agronomo e “assaggiatore” è il responsabile olio della Coldiretti.

Oltre ai problemi di quantità, la siccità provoca anche un abbassamento della qualità?
“No, anche nelle annate critiche, la bontà dell’olio italiano non è stata messa in discussione. Anzi, con un terreno secco si produce un olio che non è aggressivo”.

Come si distingue un olio buono?
“Si deve annusare, prima di tutto. Deve uscire un profumo verde, vegetale, che sappia di fresco. E poi si assaggia. Si deve sentire l’amaro e allo stesso tempo il piccante. Vuol dire che l’olio è ricco di anti ossidanti”.

Ormai da tre o quattro anni la produzione è in crisi. Ci sono coltivatori che pensano di non avere più futuro.
“La crisi c’è ma c’è anche un’arma per combatterla: la cultura. Dopo quella del vino deve crescere la cultura dell’olio. Il consumatore sa già – è una conquista costata anni di impegno – che il vino pagato 1 euro al litro non è un Barolo del 1980. Altrettanto deve valere per l’olio, una bottiglia da 3 euro non vale quella da 15. Ci sono comunque oli buoni anche a prezzo basso. L’importante è non acquistare quelle miscele straniere che, all’olfatto, mandano un odore di aceto, di rancido”.

Come si può distinguere, al momento dell’acquisto e prima dell’assaggio?
“Per fortuna oggi ci sono le etichette. Scritte in piccolo, nel retro della confezione, ma raccontano se quello che si compra è un olio fatto con “olive 100% italiane”, oppure dice che si tratta di “miscela di oli comunitari” e pertanto arrivano da Spagna, Portogallo, Grecia. Se l’indicazione è “extracomunità”, si è di fronte a oli dell’Africa del nord. L’importante è leggere sempre l’etichetta e non solo la marca, anche se questa è italiana”.

Uliveti in crisi ormai da anni. È possibile uscirne?
“È soprattutto necessario. L’olio è uno dei nostri alimenti più preziosi”.

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